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ANA POPOVIC "STILL MAKING HISTORY"
Source: MusicaBlack.com/napoli
Date: 06/2007
Writer: Fabrizio Poggi

Nuovo disco e nuova etichetta per Ana Popovic da più parti salutata come la reincarnazione femminile di Stevie Ray Vaughan e Jimi Hendrix. Non deve essere facile per la Popovic scrivere canzoni, cantare e suonare la chitarra con la giusta concentrazione, viste le responsabilità che molti le caricano sulle spalle. Comunque, e nonostante tutto, la giovane artista nativa di Belgrado, ma olandese di adozione, riesce a sfornare dischi che seppur non convincono appieno per l’eccessivo eclettismo danno comunque prova di essere ben prodotti, ben scritti, ben suonati e altrettanto pregevolmente cantati. Purtroppo per gli appassionati di blues, in questo cd, della loro musica preferita non c’è ne molta. Anzi ce n’è un po’ pochina.

In compenso ci sono però ottimi brani che potrebbero soddisfare più di un palato musicale alla ricerca di qualcosa di più “nuovo”. Il cd inizia con “U complete me” un torrido rock blues in cui Ana paga il suo giusto tributo agli eroi chitarristici sopra citati per proseguire con “Hold on” un gustoso errebì con tanto di fiati in cui la nostra sembra fare il verso alle grandi cantanti black. La traccia tre è un pop reggae piuttosto inconsistente ma che potrebbe far felici i fan più accaniti degli UB40. Sulla stessa falsariga anche il brano successivo che ricorda molto il sound dei Police. Il disco si rialza di livello con un paio di brani: la sudista “Hungry” dal ritornello e dalla slide contagiosi; e con “Doubt everyone but me” un efficace swing in odore di Lady Day. Il blues fa capolino con la traccia targata sette in cui la Popovic è in grado di sfornare una convincente shuffle-rumba in stile New Orleans: nel brano Ana rende un doveroso omaggio ai “licks” che hanno reso famosi Magic Sam, Albert King e Otis Rush, solo per citarne alcuni.

Con il brano successivo, l’ottima title track, siamo dalle parti di un certo jazz blues caro a personaggi come Sade e Norah Jones. Da notare in questo brano il testo carico di pregnante attualità. La traccia nove è un brano un tantino inconcludente, ma la cantante chitarrista, si fa subito perdonare con un ottimo Texas shuffle da far invidia al leggendario Johnny Winter. Molto buona anche il seguente “Shadow after dark” un soul errebi elegante e sinuoso, mentre la successiva, sofisticata e attendista “Calendars” anticipa il trend positivo che pervade la fine del cd: la contagiosa “Sexiest Man Alive” un black groove che sembra uscito dai migliori dischi di Prince. Chiusura alla grande con una bonus track che altro non è se non la riproposizione della traccia uno suonata però con un piglio decisamente più bluesy. Quest’ottima sferzata di buon vecchio e sano blues, fa più che perdonare alla Popovic un percorso artistico un po’ ondivago, e a volte, eccessivamente eclettico. A questo si aggiunge una tenace sensazione di “deja vù” che purtroppo aleggia su tutto il cd. Il disco è in ogni caso ottimamente prodotto da John Porter un nome una garanzia, e si avvale del supporto dei migliori session men in circolazione. La Popovic eccelle nel cantare, suona la chitarra splendidamente e a volte sa essere davvero convincente nel comporre canzoni. Quello che manca qui, a nostro modesto parere, è un po’ di personalità, ovvero quella cosa preziosissima che distingue un provetto musicista da un artista con la “A” maiuscola. Ma la ragazza è come si dice giovane e piena di talento e siamo sicuri che prima o poi troverà la strada giusta per farci capire chi sia davvero come artista e soprattutto qual’è la musica con la quale desidera davvero farci emozionare. Complimenti alla Delta Groove e a Randy Chortkoff per l’acquisto di questo nuovo “cavallo di razza”. L’etichetta californiana con questo cd da vita alla sussidiaria Eclecto Groove e noi appassionati di blues speriamo solo che le due etichette “abitando vicino” si influenzino vicendevolmente facendo però inclinare il bilancino artistico  più dalla parte della nostra musica preferita che verso altre. Staremo a vedere…Ah, a proposito, la Popovic è brava, bravissima: “pure troppo” direbbe Totò!

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