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SEAN COSTELLO
Source: IL BLUES
Date: 10/2008
Writer:
Marino Grandi |
Non abbiamo mai aderito al club del "caro estinto". In realtà è un'associazione molto particolare in cui entrano a far parte, più o meno consapevolmente, molti di coloro che scrivono di musica, letteratura ed arte in genere. La loro appartenenza al club si rivela allorchè l'artista in oggetto passa a miglior vita (e già su questa affermazione ci sarebbe da dire), ed immediatamente le sue opere edite entrano a far parte della lista di quelle che si devono possedere, per non parlare di quelle postume che raggiungono automaticamente vette qualitative inaudite. Tutto questo preambolo polemico, ci è servito unicamente quale introduzione al mondo che Sean Costello, scomparso lo scorso 15 aprile alla vigilia del suo 29esimo compleanno, aveva tratteggiato in questo suo ultimo lavoro che noi, diciamolo pure senza remore, reputiamo maturo e completo pur non facendo parte del club citato in apertura. Nel nostro itinerario musicale, avevamo già incontrato, in maniera più che positiva, Sean due volte (n.ri 80 e 91), ma è qui che Costello, autore in prima persona ed al massimo coautore di tutti i brani (con l'eccezione di due traditional), dimostra di aver assaggiato praticamente un po' tutti i frutti dell'albero dela black-music. E l'esempio eclatante di ciò è racchiuso tra il primo pezzo, "Anytime You Want", possente richiamo alla musica delle North Mississippi Hills a cui concorrono la sua voce rugosa e la chitarra sporca, e l'ultimo, il tradizionale "Little Birds", fulgido viaggio in cui questa volta la sua chitara solare sembra cercare nuovi spazi espressivi. Tra questi due estremi sono contenuti gli episodi rock-blues di "Same Old Game" e "Hard Luck Woman", il cantautorale "Can't Let Go", dove la sua voce ne traccia i confini, le soul ballad "Told Me A Lie" e "All This Time", in cui riporta in vita le sonorità care a Eddie Hinton. "Tra dieci anni, una quisquilia per una musica come il Blues, potrebbe essere uno dei migliori della piazza" (Luca Lupoli-"Il Blues" n.80-settembre 2002). E Luca aveva ragione, anche se ne sarebbero bastati molti di meno, a questo artista tribolato, che aborriva gli assolo chitarristici fiume ed amava invece l'impasto sonoro personale frutto della fusione tra voce e strumento, per raggiungere, in maniera tragica, ma non voluta, il top.
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